Sequestro Maduro: “La Questione, quasi sempre, non è morale: è geologica”

Il problema non è Maduro. È il precedente

Paolo Schiavocampo (Palermo, 1924 - Milano, 2022) "Senza titolo" 2007 - olio su tela, cm 20 x 20

Paolo Schiavocampo (Palermo, 1924 - Milano, 2022) "Senza titolo" 2007 - olio su tela, cm 20 x 20

di Marco Corrao

Il mondo è pieno di dittatori e non tutti diventano improvvisamente un’emergenza internazionale. La differenza, quasi sempre, non è morale: è *geologica*. Petrolio, gas, terre rare.
Il vero problema, però, non è Maduro.
È il metodo con cui si decide di “punire” uno Stato sovrano.
Qui non si discute del quanto un regime sia criminale (quantum), ma del se e del chi abbia il diritto di agire (an). Quando una potenza interviene unilateralmente, scavalcando il diritto internazionale, non sta difendendo la democrazia: sta creando un precedente.
E i precedenti contano più delle intenzioni.
Trump non ha mostrato forza, ma disprezzo per le regole. In un mondo già destabilizzato, da Gaza in poi, l’idea che la giustizia possa essere applicata in modo sommario è un acceleratore di caos, non una soluzione.
Applaudire oggi perché il bersaglio è “un dittatore” significa accettare che domani chiunque possa fare lo stesso, con le stesse giustificazioni morali. Iraq, Libia, Afghanistan dovrebbero aver insegnato qualcosa: la retorica etica dura poco, le conseguenze molto di più.
Il diritto internazionale non è un lusso da anime belle.
È un argine.
Indebolirlo in nome dell’urgenza morale significa spalancare la porta all’arbitrio.
La domanda non è se Maduro meriti una condanna.
La domanda è chi ha il diritto di infliggerla e secondo quali regole.
Se la risposta è “il più forte”, allora smettiamo di parlare di valori e iniziamo a chiamare le cose con il loro nome: legge del più armato.