Calabria, la terra trema al largo della costa ionica: sisma di magnitudo 5.5
di Silvio Messinetti -
Un boato alle 5.53, all’alba di ieri. Magnitudo 5.1. Una scossa secca, avvertita dalla popolazione. L’epicentro in mare, davanti alla costa ionica sud orientale della Calabria, a 64,8 chilometri di profondità. Registrata dalla sala sismica dell’Ingv Roma, con coordinate geografiche (lat, lon) 37.7492, 16.2262, non ha causato danni ma solo tanta paura nella provincia reggina e nei comprensori di Messina, Vibo e Catanzaro. «Nonostante la scossa sia stata in mare, e questo sicuramente ha aiutato – ha detto Domenico Costarella, capo della Protezione civile calabrese – ho disposto le verifiche nelle aree più vicine e non ci sono segnalazioni di danni a persone o cose».
L’area melitese è stata quella più esposta al terremoto. Scuole chiuse e circolazione sospesa in via precauzionale della linea ferroviaria Catanzaro-Melito. Apprensione anche in Sicilia: «Per il terremoto non ci sono segnalazioni di feriti o danni. Si sono registrati solo momenti di tensione», ha dichiarato l’assessore alla Protezione civile di Messina, Massimo Minutoli. La storia sismica a queste latitudini è lunga e plurisecolare. Per chi vive tra il Pollino e lo Stretto non è certo una novità che la terra tremi.
È la stessa Ingv ad averlo rimarcato ieri: «La zona interessata dal terremoto è prossima alla regione calabro-sicula, caratterizzata da pericolosità alta, come testimoniato dalla Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale (MPS04) e dai forti terremoti avvenuti in passato. I dati storici ci indicano che, in particolare, l’epicentro del terremoto è localizzato in un’area dove sono riportati diversi eventi di magnitudo inferiore a 5.5. Le aree sismiche più rilevanti sono quelle della Calabria meridionale e dello Stretto di Messina e della Sicilia orientale, poste a 50, 100 chilometri di distanza, per le quali sono riportati numerosi eventi di elevata intensità, tra i quali quelli del 1783 in Calabria, del 1908 nella zona dello Stretto e del 1693 in Sicilia sudorientale».
Dal 1985 l’area è stata interessata da un’attività sismica piuttosto diffusa. Da ultimo l’evento del 16 aprile dello scorso anno. Ed è l’elevata pericolosità sismica una delle tante criticità che pesano come macigni sulla fattibilità del Ponte di Messina. Il cui pilone calabrese dovrebbe poggiare proprio su una faglia, quella di Cannitello.
A sostenerlo non sono soltanto i No Ponte ma lo dicono le stesse carte prodotte dalla società Stretto di Messina. La mappa PB0010_F0 del progetto mostra, infatti, il profilo della faglia Cannitello, passare esattamente sotto il pilone, i pontili e gli svincoli previsti. A complicare ulteriormente il quadro, c’è la recente scoperta della W Fault, un’altra faglia, lunga 34,5 chilometri, che si estende lungo lo Stretto.
Identificata nel 2021 da uno studio dell’Università di Catania, è una struttura geologica che potrebbe generare terremoti fino a magnitudo 7,1, ovvero la potenza del maremoto del 1908. Dati satellitari recenti hanno confermato l’attività di questa faglia, mostrando movimenti differenziali del terreno nell’area dello Stretto. Non lontana dalla zona del sisma registrato ieri.
E con una siffatta fragilità morfologica discutere di un Ponte sullo Stretto è davvero complicato. Angelo Bonelli (Avs): «Diffido formalmente la Società Sretto di Messina dal proseguire qualsiasi attività senza aver prima realizzato le indagini sismiche mancanti, a partire dalle trincee paleosismologiche più volte richieste dal comitato scientifico».