L’Italia frana mentre il governo trama sul Ponte

L’Italia frana mentre il governo trama sul Ponte

di Dante Caserta -

L’Italia frana e il Governo pensa a come fermare la Corte dei conti: così si potrebbe riassumere il quadro politico italiano degli ultimi giorni.

Il ciclone Harry si è abbatte su Sicilia, Sardegna e Calabria provocando allagamenti, crolli, scomparsa di spiagge, chiusure di scuole e università, disagi nella circolazione: danni nell’ordine di miliardi di euro con conseguente dichiarazione dello stato di emergenza. Come se non bastasse, una inarrestabile frana da dieci giorni interessa il territorio di Niscemi: una riattivazione del dissesto del 1997 che ha già costretto 1.500 persone a lasciare le proprie case.

Crisi climatica, eventi meteo estremi e impatti del consumo di suolo rappresentano ormai la «nuova normalità» con cui dobbiamo fare i conti, eppure si continua a mettere la testa sotto la sabbia.
Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (Pnacc), senza adeguati finanziamenti, è ancora del tutto inapplicato e fermo dal dicembre 2023; solo una settimana fa è stato istituito l’«Osservatorio Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici» che doveva essere operativo dal primo semestre del 2024; la proposta di una Legge sul Clima, avanzata dal Wwf Italia e da altre associazioni ambientaliste, è bloccata al Senato e neppure viene discussa; ancora peggio quella sul Consumo di suolo di cui neppure più si parla.

Nel frattempo, non solo si trovano 13,5 miliardi di euro da buttare nell’opera di fantasia del Ponte sullo Stretto di Messina, ma ci si ingegna per superare le obiezioni che la Corte dei conti ha sollevato sull’iter di approvazione. Come denunciato da Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf Italia, il Governo ha tentato l’ennesimo blitz con un decreto la cui bozza ha iniziato a circolare la scorsa settimana.

Al di là dell’ipotesi di nominare proprio l’Amministratore Delegato della Stretto di Messina SpA (un conflitto di interessi non da poco…), il Commissario previsto dal provvedimento per riformulare gli atti necessari ad una nuova delibera Cipess sul Ponte potrebbe contare su una significativa limitazione del controllo di legittimità che la Corte è chiamata ad esercitare.

Sono state proprio le Associazioni a segnalare che, approvando il decreto nella formula circolata, la Corte avrebbe potuto esprimersi sulla delibera Cipess di approvazione del Ponte, ma senza alcuna verifica degli atti e delle analisi che l’hanno determinata: in altre parole, come evidenziato anche dall’Associazione Magistrati della Corte dei conti, la Corte non potrebbe più sollevare quei rilievi di carattere economico, finanziario e ambientale che sono stati alla base delle due decisioni con cui ha negato il visto di legittimità agli atti di approvazione del progetto.

Queste ipotesi di modifica hanno allarmato i più e al momento in cui scriviamo la presentazione del decreto promessa dal ministro Salvini sembra destinata a slittare (si parla di un intervento del Quirinale). Vedremo cosa succederà, ma è certo che il Governo sul Ponte non sembra intenzionato ad abbandonare la strada delle continue forzature.

Quello che lascia veramente senza parole è però il totale scollamento dalla realtà delle forze politiche che sostengono il Governo Meloni. Mentre le immagini drammatiche di questi giorni mostrano un territorio flagellato dalla crisi climatica e compromesso da un consumo di suolo che continua senza sosta (secondo ultimo Rapporto Ispra in Italia ogni ora si perde una porzione di suolo pari a circa 10mila metri quadrati), si continua a non fare nulla per contrastare la crisi climatica, provando a nasconderla dietro stantie dichiarazioni sempre uguali a sé stesse.

Non passa giorno, infatti, senza che esponenti della maggioranza, ad iniziare dalla presidente Meloni, non parlino di una fantomatica “ideologia green” da sconfiggere: una vera e propria ossessione che in realtà serve solo come alibi per bloccare le necessarie politiche di decarbonizzazione, facendo un gran piacere alle lobby fossili.

Ma quanto si potrà andare avanti in questo modo? Quando la classe dirigente di questo Paese uscirà dagli autoreferenziali talk-show televisivi e si confronterà con le indicazioni della scienza? Quando si prenderà atto che, se non nascerà un Patto per il Clima tra istituzioni, imprese, cittadini e comunità scientifica, si finirà per mettere a rischio la salute e la sicurezza degli italiani, si sprecheranno risorse e si faranno perdere al nostro Paese occasioni di sviluppo?