Ponte sullo Stretto, ora la destra litiga
di Alex Giuzio -
Il ciclone Harry ha devastato Sicilia e Calabria, neppure questo ferma l’ostinazione di Salvini verso il ponte sullo Stretto di Messina. Se ne sarebbe resa conto anche la premier Giorgia Meloni che ieri, a una settimana dall’evento, si è decisa a sorvolare in elicottero le località costiere distrutte dalla mareggiata e la città di Niscemi, interessata da un’enorme frana che ha costretto all’evacuazione 1.500 residenti.
CON LA STIMA dei danni che ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro, di cui 2 in Sicilia, è diventato ancora più impopolare spendere 15 miliardi per un’opera che già vedeva la contrarietà del 71% degli italiani (secondo l’ultimo sondaggio di Demos&Pi). A partire dagli abitanti delle zone colpite, per i quali è più urgente stanziare risorse per i ristori e il riassetto dei territori più a rischio a causa della crisi climatica. Ma a loro il governo ha dato appena 100 milioni per le prime urgenze, promettendone altri che chissà se e quando arriveranno. A cui si uniscono i 20 milioni erogati dalla regione Sicilia con un tetto massimo di 5mila euro per impresa. A guardare i danni, basteranno a poco. Eppure «c’è un miliardo messo sul progetto del ponte di Messina che non potrà comunque essere utilizzato per il blocco della Corte dei conti. Che venga immediatamente spostato per dare sostegno ai territori colpiti», ha chiesto la segretaria del Pd Elly Schlein dopo la sua visita in Sicilia, il giorno prima della premier. La leader dem si riferisce alla bocciatura con cui lo scorso ottobre il tribunale contabile ha rilevato vari profili di illegittimità, congelando il primo stanziamento economico e l’avvio dei lavori.
A CHIEDERLO è anche l’assemblea regionale siciliana, che martedì sera ha approvato a sorpresa un ordine del giorno presentato dal partito autonomista di opposizione Sud chiama Nord per chiedere alla regione di dirottare sulla ricostruzione post-ciclone 1,3 miliardi stanziati per il ponte.
MA PER SALVINI è ormai diventata una questione personale. Il ministro delle Infrastrutture vuole a tutti i costi dare il via al progetto, infischiandosene dell’emergenza in cui versa l’isola e dei rischi ambientali connessi all’opera, che peggiorerebbero la situazione già critica. Per aggirare la Corte dei conti ha lavorato sulla bozza del decreto Grandi opere che, se approvato così com’è, limiterebbe il potere d’esame dei giudici contabili e introdurrebbe delle deroghe ai vincoli ambientali, in modo da lasciare più libertà d’azione al governo. Inoltre il dl vuole nominare l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, come commissario straordinario del ponte sullo Stretto.
«UN CONFLITTO d’interesse clamoroso» secondo le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf; mentre Angelo Bonelli (Avs) denuncia il tentativo di «commissariare la Corte dei conti». Contraria anche l’Associazione magistrati della Corte dei conti, secondo cui il dl «introdurrebbe un ulteriore scudo per escludere la responsabilità per colpa grave anche in caso di danni alle finanze pubbliche».
NEGLI AMBIENTI MIT si riferisce che persino il sottosegretario Bignami, strenuo sostenitore del ponte ma anche fedelissimo di Meloni, nelle ultime ore avrebbe sposato la linea prudenziale della premier e invitato Salvini a rallentare. Sul decreto si è messo di traverso anche il Quirinale, esprimendo più di una perplessità, ma i conflitti interni alla maggioranza si sarebbero acuiti dopo il cataclisma che ha reso inopportuno tirare dritto come se nulla fosse. La presentazione del provvedimento era attesa per il consiglio dei ministri di oggi, ma da fonti del Mit trapela il probabile slittamento a causa delle tensioni tra Lega e FdI.
LA CRISI CLIMATICA che ormai coinvolge il Mediterraneo e i conseguenti disastri non fermano la voglia di cemento della maggioranza. Sui condoni edilizi la destra è più compatta come da tradizione. I tre partiti di maggioranza hanno presentato nel decreto Milleproroghe alcuni emendamenti identici per riaprire i termini della sanatoria del 2003. Martedì sera erano stati dichiarati inammissibili dalle commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera, ieri mattina i firmatari Emma Vietri (FdI), Gianpiero Zinzi (Lega) e Annamaria Patriarca (Fi) hanno presentato ricorso contro l’inammissibilità e chiesto il riesame. Le opposizioni sono insorte: per Magi (+Europa) «l’ipocrisia di Meloni non ha limiti».