La razionalità senza anima ci fa miserevoli e rapaci
Lanterna del Montorsoli - Messina - foto nuovosoldo.com
di Nino Gussio -
Se valutiamo i tanti mali di cui siamo capaci a livello personale, sociale, istituzionale con i quali offendiamo, annichiliamo la vita dobbiamo dedurre che l'amore per essa è un vizio assurdo, è puro sadismo.
Nessun animale è così efferato da rivoltarsi contro la propria specie, contro il proprio gruppo di appartenenza. I carnivori uccidono altri animali per perpetuare la vita del singolo e quella della prole, non per un astrazione di potenza, per un accumulo di ricchezza, non devastano i loro territori. Noi invece agiamo contro la natura di cui siamo figli, gloriosi delle nostre superiori capacità ma se dovessimo giudicarci secondo i risultati delle nostre nefaste azioni dovremmo emettere, per la salvaguardia della terra che è madre dei viventi, il verdetto di morte (paradossalmente pare che la natura per l'esecuzione della condanna abbia scelto noi come boia).
Non possiamo illuderci che le sovrastrutture ideali di bellezza, di morale possono salvarci se non eliminano l'innata brutalità. Non possiamo servire due padroni la ferocia della prevaricazione e la nobiltà dello spirito. Ci siamo definiti creature privilegiate di Dio ma non abbiamo rinunciato alla brutalità per dominare e devastare la terra come nessun animale per quanto potente e feroce possa fare ma tale definizione, se fossimo capaci di un minimo di umiltà e di onestà intellettuale dovremmo sentirla come un far torto alla Sua onniscienza; Dio non può aver creato un simile mostro nemico a sé stesso e al creato.
Non inorridiamo nel percepire gli orrori che da sempre produciamo, anzi con gli attuali ordigni siamo capaci di generare l'orrore finale, l'ultimo indecoroso de profundis. Nessuno di noi si sente dolorosamente responsabile per le possibilità tradite del bene a cui per necessità siamo chiamati. Come formiche impazzite accumuliamo e conserviamo ciò che è senza vita prodotto da noi e nel frattempo distruggiamo la munificenza e la bellezza del mondo; un albero vale più di un quadro conservato gelosamente in un museo.
Ci siamo definiti misura di tutte le cose ma ora sono le merci e il loro valore monetario che ci misurano. Eppure nella quotidianità, nell'ambito familiare e amicale siamo capaci di amare, nessuno di noi se i figli chiedono del pane non tenti financo di ottenerlo da una pietra. Sappiamo considerare la nostra vita come dono di Dio e aspiriamo alla bellezza pur essendo incapaci di proteggere e curare quella che la creazione genera in sovrabbondanza.
In noi sono presenti tutto il bene e tutto il male del mondo e siamo esseri incompiuti, lacerati dall'ambiguità che ne deriva. Non viviamo per rendere più prezioso il nostro essere creaturale, siamo costruttori di cose morte che ci dividono e ci inducono all'odio e alla violenza, a dare morte e a devastare la madre terra. La razionalità senza anima ci fa miserevoli e rapaci, indegni di meritare i benefici che il sole, la terra ci elargiscono. Ma nessuna condanna è definitiva, nessun male è per necessità ineluttabile possiamo essere capaci di riscatto e del perdono di Dio; Gesù salvò dalla lapidazione la prostituta, le diede il suo perdono affinché potesse tornare libera a nuova vita.
Con l'uso della sola ragione ci crediamo padroni del nostro destino, arbitri del tempo e dello spazio e abbiamo perso la volontà del riscatto e la relazione con la trascendenza. Ma i tempi degli umani non sono quelli di Dio, l'assurdo non è credere ma vivere senza fede, senza speranza, senza amore inconsapevoli che il male, anche il più efferato, non ci definisce.