Per non arrendersi al tempo delle pene

Per non arrendersi al tempo delle pene
Prima le casse dei rave, poi le vernici dell’attivismo climatico e le bandiere della Palestina, dopo è stata la volta dei migranti, poi degli spazi sociali e delle scuole. Un decreto per ogni fatto di cronaca, una moltiplicazione di daspi e fogli di via, di denunce, di fermi e violenze che ha ristretto sempre di più la possibilità di agire nello spazio pubblico e di protestare.

Così funziona il circolo vizioso del panpenalismo: l’emergenza costruita chiede una risposta muscolare, la risposta muscolare diventa norma, la norma non risolve nulla ma prepara la prossima emergenza. Nel frattempo il diritto penale si espande, si gonfia, e nascono dispositivi che puntano a restringere l’orizzonte democratico.

No, non è un’esagerazione. Con il nuovo pacchetto sicurezza la destra di governo vuole farci vivere nel tempo delle pene; una stagione in cui ogni conflitto sociale deve appassire e perdere senso, in nome del decoro, della sicurezza e di una serie di categorie che non hanno nulla a che fare con la risoluzione delle questioni sociali del nostro paese.

Come A Sud abbiamo scelto di occuparci sempre di più di questa deriva liberticida per diverse ragioni: la prima è che la stretta del governo Meloni sul dissenso non è solo un attacco a quelle soggettività e a quei gruppi considerati eccedenti, marginali e antagonisti.

Loro vengono colpiti, allontanati e presi come nemici pubblici, ma a conoscere la ferocia dell’esclusione della criminalizzazione sono anche lavoratrici e lavoratori che partecipano a un picchetto, le persone che vengono allontanate con la forza dall’abitazione perché il proprietario ha scelto di alzare l’affitto e di convertire tutte le sue proprietà in Bed and Breakfast.

Se protesti per un lavoro dignitoso vieni denunciato, se ti opponi allo sfratto della tua famiglia sei un criminale, perché nel tempo delle pene la precarietà, il disagio e le ingiustizie sociali non devono trasformarsi in lotte sociali.

Sarebbe un grande errore avvicinarci in questo momento a Spin Time a Roma, al Leoncavallo a Milano e ad Askatasuna a Torino come a delle vittime delle repressione, come se ci fosse in atto un assedio ai luoghi della controcultura e agli spazi non conformi. Non bisogna difendere alcuna roccaforte, non siamo chiamate a salvare isole felici. Piuttosto, dobbiamo sentirci convocate e convocati per vivificare l’essenza di quei luoghi praticati, ossia la loro capacità trasformativa della realtà attraverso lotte e soluzioni collettive.

Questo fa paura alla destra di governo e all’internazionale nera: la possibilità di pensarsi insieme, di far entrare nel campo del dicibile e del desiderabile un cambiamento radicale della società, farlo sentire percorribile e concreto.

Un’altra ragione che ci spinge a impegnarci su questo tema è il sostegno dell’attivismo climatico. Vale la pena ricordare che uno dei primi interventi della maggioranza pensati apertamente per colpire il dissenso è stato il ddl anti-imbrattamento del 2023: una norma che ha irrigidito le sanzioni contro gli attivisti di XR e di Ultima Generazione, presi di mira nonostante pratiche di protesta del tutto non violente, persino ispirate alla tradizione gandhiana.

Quella norma contro gli “ecovandali” ci ha fornito il vero obiettivo di tutte le norme seguenti: colpire chi non vuole acclimatarsi.

Proteggersi da un clima infame

Training 4 defenders  – Strumenti legali e sicurezza digitale contro la criminalizzazione della protesta 

“Diritti in caso di fermo, detenzione e maltrattamenti” è il secondo appuntamento con il percorso formativo Training 4 defenders  promosso da In Difesa di e Protection hub.

Un incontro su diritti, tutele e strategie difensive durante controlli, fermi e arresti. Con avvocatə penalistə della rete dell’Hub di protezione, per rafforzare consapevolezza e autodifesa legale contro la repressione.

L'incontro si svolgerà a Roma, da SpinTime, via Santa Croce in Gerusalemme ma sarà possibile seguirlo anche online.

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Il secondo modulo di questo percorso serve a capire cosa succede e cosa poter fare quando si viene fermatə, identificatə, arrestatə o si subiscono abusi da parte delle forze dell’ordine.In un contesto di crescente criminalizzazione del dissenso e di ampliamento dei poteri repressivi (come il nuovo fermo di 12 ore previsto dall’ultimo decreto sicurezza), conoscere i propri diritti non è un dettaglio tecnico: è uno strumento di autodifesa collettiva.

Con Paola Bevere e Gianluca Vitale
Avvocatə penalistə – In Difesa Di, Hub di protezione, Legal Team Italia.

Il modulo affronterà:

  • le garanzie giuridiche durante controlli, fermo e arresto
  • le misure pre-cautelari e le novità normative
  • cosa fare (e cosa non fare) in caso di abuso o maltrattamento
  • come attivare tutela legale tempestiva
  • strumenti per documentare e denunciare violazioni

Particolare attenzione sarà dedicata alle fasi in cui la libertà personale viene limitata senza immediata assistenza legale, momento in cui il rischio di abusi aumenta. L'obiettivo è fornire strumenti concreti per orientarsi, riconoscere le violazioni e rafforzare la capacità di difesa individuale e collettiva.