Bisogna abbattere le torri di Babele del potere economico, politico e tecnocratico!

Umberto Mastroianni (Fontana Liri, 21 settembre 1910 – Marino, 25 febbraio 1998) "Senza titolo" tecnica mista su cartoncino, cm 50 x 35

di Nino Gussio -

L'incresciosa, assurda morte del piccolo Domenico fa parte della lunghissima, ininterrotta sequela di atti insensati che ci fanno smarrire l'orientamento verso la liberazione dall'incuria, spesso programmata, nel tutelare la vita.

L'incuria , figlia dell'aridità spirituale, si trasforma in feroce violenza se sono in gioco privilegi economici, supremazie politiche.

Lo strazio delle vittime è così diffuso che nessun dramma ci ferisce per fare nostre le parole del conte Ugolino scagliate contro Dante: "E se non piangi, dì che pianger suoli?".

Non vogliamo farci sommergere dal dolore, dalla disperazione altrui, intenti come siamo a cercare di mettere assieme le scissioni dell' io, di reggere le infelicità personali e le frustrazione quotidiane che l'alienazione sociale impone. La verità ci rende liberi se per amore diamo senso alla vita, se non ci isoliamo nel cieco egoismo rifiutando l'appartenenza alla famiglia umana, se non diamo assoluto valore alla vita privilegiando l'avere e non l'essere delle cose vitali.

Commuoversi per la morte di Domenico, per la tragedia del rogo del Gran Montan che ha distrutto la vita di quarantuno ragazzi è facile, quasi istintivo ma non basta. Non basta, come se fosse una ritualità d'obbligo, mettete fiori dove si è consumata la tragedia; il tempo passa, la commozione scema, i fiori appassiscono, diventano spazzatura e niente cambia.

Perché le cose cambino non dobbiamo subire altre morti assurde, altri femminicidi, altre vittime sul lavoro etc. Dobbiamo sentire queste vittime come un monito, come un attentato al bene personale della vita perché siamo relazione, non monadi isolate.

La religione cristiana ci ha insegnato che la vita è sacra e che ogni perdita non deve essere distruzione, annichilimento ma olocausto; solo così possiamo dire con San Francesco che la morte è sorella perché è un passaggio, perché è connaturata alla vita e serve a darle valore.

Non deve essere tollerabile subire come eventi ineluttabili le migliaia di vittime che i naufragi causano nel Mediterraneo e altrove e nelle tante guerre sparse per il mondo, siamo nati per essere artefici, custodi della vita, non artefici, diffusori di morte. Se desideriamo, se aspiriamo al paradiso dobbiamo iniziare da qui, dalla terra, dobbiamo costruire un mondo migliore. Dobbiamo combattere contro questo inferno istituzionale e globale altrimenti non vi sarà nessun paradiso per molti di noi.

Bisogna abbattere le torri di Babele del potere economico, politico e tecnocratico che semina stragi e devastazioni e preservare su tutto il primato creaturale della vita. È illuminante la parte finale dell'articolo di Saviano ne La Repubblica del 24 febbraio: "È questo che la nuova generazione del capitalismo morente produce come desiderio collettivo: l' anestesia invece dell'utopia. Ed è questo che la nuova generazione dei narcos vende (fentamil) , non truffa più i disperati, coloro che hanno bisogno di consolazione (eroina, morfina, cocaina) vendendo un sogno. Ma mostra come nulla valga più la pena, vendendo la fine". I morti per l'assunzione del fentamil negli USA superano i caduti statunitensi della seconda guerra mondiale.