L’uso privato della politica internazionale

L’uso privato della politica internazionale

Goffredo Civitarese (1936-2016) "La bottiglia di vetro" olio su tela, cm 80 x 60

di Nino Gussio -

La democrazia trasportata in Iran dalle bombe non attecchisce nelle macerie delle città bombardate, non si alimenta dal sangue delle vittime, non può avere spazio nelle coscienze sconvolte. È una democrazia falsa, violenta, strumentalmente sbandierata da Trump e da Netanyahu, seriali assassini che falsificano le loro reali intenzioni per raggirare la buona fede dei loro popoli e del mondo.

La violenza di questa guerra è figlia di un sistema globale che esibisce, esercita lo strapotere delle armi per egemonizzare sui popoli della terra con le stragi, con i genocidi e con le devastazioni ambientali. Non è l'Iran che mette a soqquadro il mondo, sono i suoi avversari, soprattutto Israele e gli USA che devono completare l'immondo lavoro fatto contro Gaza e contro la Cisgiordania per avere l'insindacabile controllo sul Medio Oriente e sulle sue risorse minerarie. Non attaccano l'Iran per soccorrere i cittadini vessati da una oligarchia tirannica e spietata, non è l'ipotetica costruzione di un armamento nucleare la ragione più vera; la difesa di Israele contro la minaccia iraniana è un osceno escamotage di Netanyahu per mantenere il potere evitando anche il carcere e qualcosa di simile muove anche Trump che deve distogliere l'attenzione sul suo coinvolgimento dello scandalo Epstein e per evitare il tracollo alle prossime elezioni.

Il loro uso privato della politica internazionale e dei destini dei popoli denota aberrazione morale e mancanza di un pensiero strategico nel mantenere un equilibrio nelle relazioni internazionali; l'arroganza fa a meno della diplomazia e solo la forza conta per affermare supremazie belluine. Gli iraniani diffidino dell'aiuto militare di Trump e di Netanyahu, non vogliono la loro libertà e nemmeno sono interessati alle loro vite e alla loro dignità, vogliono soltanto averli proni ai loro interessi e condizionati nelle scelte delle alleanze e del loro sviluppo economico.

Come per i palestinesi e per i venezuelani nemmeno per gli iraniani hanno rispetto, devono accettare di essere i loro ostaggi e il tanto conclamato cambio di regime consiste nel restaurare la monarchia dello scià, reo di atroci repressioni e di aver fatto eliminare il primo ministro Mossadeq che voleva nazionalizzare i proventi del petrolio a beneficio del popolo e non delle grandi compagnie petrolifere USA. Il futuro scià dovrebbe essere il figlio del defunto scià Pahlavi, che è un americano senza nessun rapporto con gli iraniani se non con qualche reazionario fuoriuscito.

Trump, come una bestia impazzita, non ha rispetto nemmeno per i suoi alleati, li tratta come sudditi, li ricatta economicamente perché sa che hanno bisogno del suo ombrello nucleare contro la Cina e la federazione russa che dopo la seconda guerra mondiale gli USA ci hanno imposto come nemici per mantenere nel mondo lo strapotere del sistema capitalista che adesso sta diventando sempre più elitario, più escludente e più feroce nel perseguire la supremazia globale.

Stare a guardare, mantenere le alleanze politico-militari e i rapporti economici denota che siamo ad un tempo subalterni e complici del connubio assassino del duo Trump - Netanyahu e che siamo noi europei incapaci di prefigurare un altro mondo possibile fondato su una pace universale i cui cardini sono giustizia, libertà, solidarietà. Ai palestinesi, agli iraniani agli israeliani, a tutti i popoli bisogna offrire, non come utopia, ma come progetto politico questa visione per fermare la disumanizzazione in atto e per allontanarsi dal baratro dell'ecatombe finale.