Quanno ce vò ce vò

Quanno ce vò ce vò

di Giuseppe Rando -

Non se ne può più. Dopo i due interventi "governativi" (di Meloni e di Bartolozzi), solo chi soggiace (sia pure senza rendersene conto) – alla «fascisteria» montante (secondo Montanari), in questi ultimi anni, in Italia, può prestare fede alle elucubrazioni pseudoscientifiche di coloro che difendono la (contro)riforma della giustizia.

Secondo la Meloni, «nella magistratura italiana ci sono storture che in ottant'anni di storia repubblicana non siamo riusciti a correggere». «Chissà quante e quanto grosse», penserà il povero cittadino.

Ma la magistratura italiana – ci si chiede – non è quella che ha condannato le stragi fasciste di Milano (nel 1969) e di Bologna (nel 1980), perseguendo gli attentati degli «opposti estremismi» e assestando colpi mortali alla P2, alla delinquenza comune e alla mafia, col maxiprocesso di Falcone e Borsellino, e non solo?

Certo, non si può negare che la magistratura italiana abbia svolto e svolga egregiamente, nel complesso, la sua alta funzione in difesa della legge, dei cittadini onesti e della Costituzione antifascista. Laddove, gli errori parziali (le «storture» piccole o grosse), che ci sono, come in tutte le cose umane (e sono da correggere), non ne inficiano menomamente l’eccellente tenuta complessiva.

Invece, per Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della giustizia, «i magistrati sono plotoni di esecuzione», perciò, votando Sì, «ci togliamo di mezzo la magistratura». Si badi: i magistrati (tutti) e la magistratura (tutta). Sarà una «voce dal sen fuggita», ma si direbbe rifletta il pensiero suo e di molti suoi commilitoni.

Dunque, questi governanti («banditi», secondo Montanari, cioè «messi al bando […], dalla Costituzione», dal momento che non hanno mai rinnegato la loro matrice postfascista), non mirano affatto, come qualcuno di loro va blaterando, a introdurre in Italia la separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante (che già c’è, di fatto), ma vogliono «togliere di mezzo» la magistratura o, comunque, menomarla, eliminando ogni ostacolo all’onnipotenza (sognata) dell’Esecutivo, cioè del Governo e del suo Capo.

Noi però resistiamo. Viva la democrazia.