Oltre il nichilismo capitalista

Papa Francesco. Un alleato inaspettato

Oltre il nichilismo capitalista

Nell’enciclica Laudato si’ (2015), papa Francesco propone una coraggiosa reinterpretazione della tradizione cristiana dall’interno dell’istituzione stessa. Attingendo a una tradizione eterodossa – da San Francesco a San Giovanni della Croce – Francesco interviene in un importante dibattito teologico-politico. In gioco c’è la classica opposizione tra materia e spirito, così come il mandato biblico di “dominare la terra”. In risposta, Francesco propone una rialleanza con il mondo materiale.

L’idea fondamentale: è necessaria una “conversione ecologica integrale”. Prendersi cura del pianeta richiede una trasformazione radicale dei valori, incarnata nelle abitudini e negli stili di vita. Nessuna proposta ecologica è valida senza un cambiamento antropologico, senza la creazione di un diverso tipo di umanità.

Francesco sostiene questa proposta con quello che chiama il “Vangelo del creato”: siamo chiamati a essere strumenti affinché il mondo realizzi il suo potenziale di pace, bellezza e pienezza. Questo esige un cambiamento. Qualsiasi cosa di meno sarebbe un vero e proprio “peccato”. Si tratta di una condanna fortissima da parte della più alta autorità della Chiesa: inquinare, deforestare e sfruttare la terra sono peccati. È sbagliato trattarci come dei, dimenticare che noi stessi siamo terra (l’aria che ci dà il respiro, l’acqua che ci sostiene).

“Padroneggiare la terra”, come reinterpretato da Francesco, significa coltivarla e prendersene cura. Coltivarla significa liberarne il potenziale. Il creato non è finito: possiamo e dobbiamo estenderlo. Dio ha posto nel mondo delle “virtualità” (medicinali, cibo) che devono essere realizzate e utilizzate. Prendersene cura, d’altra parte, significa salvaguardare la terra, proteggerla e difenderla dai mali strutturali che la minacciano oggi: inquinamento, rifiuti, riscaldamento globale, perdita di biodiversità e guerre per l’acqua.

Tutte le creature sono connesse; ognuna dovrebbe essere apprezzata con affetto e ammirazione, ma tutti gli esseri hanno bisogno gli uni degli altri. La concezione francescana della materia è una sottile combinazione di singolarità intrecciate, un tessuto di fenomeni unici e irripetibili, dove nessuno può esistere senza gli altri. L’essere umano è “superiore” a tutte le altre creature? Sì, questo è un punto controverso che il testo di Francesco non evita, ma si traduce in una maggiore responsabilità di cura: essere giardinieri del mondo intero, amanti di tutte le forme di vita, custodi dell’intera rete che le sostiene.

Come possiamo realizzare questa conversione ecologica integrale? Non può essere un obbligo, un dovere morale, ma piuttosto una trasformazione del cuore, attraverso l’amore e la bellezza. La fiducia di Francesco si fonda sul seguente presupposto: se ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, il rapporto di cura con il mondo nascerà spontaneamente.

La Laudato si’ non è un sermone moralizzante, bensì di un tentativo di risvegliare quella sensibilità di connessione profonda con il mondo che già esiste in noi. Il ricordo dei luoghi che abbiamo amato. La contemplazione della bellezza del creato nelle piccole cose (“in una foglia, su un sentiero, nella rugiada, nel volto di una persona povera”). L’importanza di quella dimensione locale della vita in cui la cura e la creatività, la responsabilità e la comunità, possono davvero fiorire.

Infine, dice Francesco, osando riscrivere, anche su questo punto, una visione secolare: non risorgeremo soli, angeli incorporei in un paradiso smaterializzato, ma in paradiso saremo accompagnati da ogni creatura che sia mai esistita al mondo.