IL NEMICO NON HA VOLTO
Andrea Vizzini (Grotte, 1949) "Figura con battente" 1977-79, olio e tempera grassa su tela, cm 100 x 100
di Nino Gussio -
L'odio covato a lungo è una passione triste che si trasforma in malattia mortale. Oscura la percezione del reale, stravolge le relazioni interpersonali e rinnega la personalità del prossimo per identificarlo come nemico da abbattere; coltivare l'odio è come scegliere di vivere in una tomba.
Essere consapevole di quanto odio circola per il mondo può generare una disperazione che ci induce ad una visione nichilista per cui appare inutile, irrazionale credere nella intrinseca bontà di noi umani, nella presenza della trascendenza divina, migliorare se stessi e impegnarsi nel sociale. Ma la disperazione è inanità, dobbiamo perseverare nel credere, nel migliorare il nostro stare al mondo, mediante la cultura e le relazioni interpersonali costruttive, accettando gli inevitabili dolori e le tragiche difficoltà.
È doloroso apprendere che l'autore dell'attentato a Roma contro i due manifestanti della commemorazione della lotta partigiana e della liberazione del 25 aprile, sia stato un giovane ebreo con simpatie neofasciste; per un ebreo soprattutto dovrebbe essere assurdo, incompatibile aderire all'ideologia fascista che nel 1938 ha istituzionalizzato l'antisemitismo e si è fatto colpevole assieme ai nazisti della Shoah.
Genera smarrimento constatare che per il popolo di Israele la difesa ad oltranza dello stato è diventata una psicosi che si è trasformata in una continua offensiva bellica contro i palestinesi e contro i popoli confinanti e in una strategia di conquiste, di oppressione e di espulsione mediante il terrore della supremazia militare. È sconfortante che Netanyahu, accusato di crimini contro l'umanità sia da tanti anni il premier di uno stato fondato dagli eredi che hanno dato con le loro vite massacrate e con la loro cultura al mondo la nozione esatta di cosa significa commettere crimini contro l'umanità.
Non può essere accettabile che non si possa far tacere l'odio e la conseguente violenza per iniziare un processo di pacificazione tra israeliani e palestinesi quando per entrambi vivere una esistenza non minacciata, libera e serena è aprioristicamente necessaria; l'attuale inimicizia è invece il veleno che li intossica, prodotto da una malsana politica con connotati razzisti e da trame internazionali. L'attuale tregua fittizia che Trump definisce pace è l'osso gettato ai cani e i palestinesi sono costretti ad accettarlo subendo ogni arbitrio perché non possono avere nessun diritto, nessuna libertà se vogliono vivere.
Chi osa contestare questo stato delle cose, come la Global Sumud Flotilla, volendo solidarizzare con gli abitanti di Gaza, è aggredito e accusato di simpatie terroristiche. L'odio ha bisogno del fanatismo per essere condiviso, per dare sostegno alla banalità del male.
L'ignoranza per i fanatici è voluta per alimentare l'ottusa inimicizia, per far sì che la paura dell'altro impedisca di accogliere l'umanità del prossimo, il nemico non ha volto, è solo entità malefica da distruggere nata dal pregiudizio e manipolata dal criminale cinismo dei potenti.
Non volere riconoscere la propria umanità nell'altro è anche perpetrare guerre non dichiarate contro i più deboli, è negare il diritto all'esistenza a coloro che fuggono dalle loro terre afflitte dalla povertà e dalla violenza endemiche per cercare asilo e vita futura liberata. Essi non sono accolti, spesso li si lascia morire nei naufragi, al massimo gli si concede di vivere ai margini come fantasmi e soggetti a lavori massacranti e mal pagato da datori che festeggiano le ricorrenze religiose del cristianesimo il cui fondamento è l'amore.
Dopo secoli di ecatombi, di atrocità di ogni tipo non siamo ancora in grado di mettere al bando l'odio e la sua ferocia, ancora, come dice Guccini, "di sangue non è contenta la belva umana".